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Analisi della query

cosa = wiki
tipo = info
posto = Vibo Valentia

Tratto da Wikipedia

Vibo Valentia
comune
Vibo Valentia – Stemma
Vibo Valentia – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Calabria – stemma Calabria
Provincia Vibo Valentia – stemma Vibo Valentia
Sindaco Nicola D'Agostino (PDL) dal 12/04/2010
Territorio
Coordinate 38°40'31?N 16°5'45.24?E? / ?38.67528°N 16.0959°E? / 38.67528; 16.0959? (Vibo Valentia)Coordinate: 38°40'31?N 16°5'45.24?E? / ?38.67528°N 16.0959°E? / 38.67528; 16.0959? (Vibo Valentia)
Altitudine 476 m s.l.m.
Superficie 46,34 km²
Abitanti 33 879[1] (31-05-2011)
Densità 731,1 ab./km²
Frazioni Bivona, Longobardi, Piscopio, Porto Salvo, San Pietro, Stazione, Triparni, Vena Inferiore, Vena Media, Vena Superiore, Vibo Marina
Comuni confinanti Briatico, Cessaniti, Filandari, Francica, Mileto, Jonadi, Pizzo, San Gregorio d'Ippona, Sant'Onofrio, Stefanaconi
Altre informazioni
Cod. postale 89900
Prefisso 0963
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 102047
Cod. catastale F537
Targa VV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 586 GG[2]
Nome abitanti vibonesi
Patrono san Leoluca
Giorno festivo 1º marzo
Localizzazione
Vibo Valentia è posizionata in Italia
Vibo Valentia
Posizione del comune di Vibo Valentia nell'omonima provincia
Posizione del comune di Vibo Valentia nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Vibo Valentia (già Monteleone di Calabria fino al 1928 e Monteleone, precedentemente l'unificazione d'Italia) è un comune italiano di 33.879 abitanti[3] capoluogo dell'omonima provincia in Calabria.

È il comune più popoloso della cosiddetta Costa degli dei o Costa bella. L'area urbana conta 87.245 abitanti[4].

La città di Vibo ha una storia lunga oltre 8.000 anni, è anche stata capoluogo della Calabria Ultra e tesoreria delle Calabrie (Ulteriore e Citeriore).

Indice

[] Geografia fisica

Foto antica del fiume Mesima

[] Territorio

La posizione della città, adagiata sul pendio di un colle,[5] assume un'importanza strategica in ambito territoriale. Crocevia sin dai tempi dell'antica Grecia e dell'impero romano[6][7][8], domina sia l'hinterland, sia la catena montuosa delle Serre, sia la zona marittima con il suo porto e le stazioni turistiche. Servita da tutte le arterie di comunicazione, di cui ne è importante snodo, dall'autostrada A3 (Salerno-Reggio Calabria), alla linea ferroviaria, ai collegamenti con l'aeroporto internazionale poco distante, fino al porto del quartiere Vibo Marina.

La città di Vibo Valentia sorge su un grande terrazzamento collinare scistoso, l'altezza media è di 476 m s.l.m. ma raggiunge i 556 nella parte più alta e si trova sul livello del mare nella zona Marina. Le tre maggiori concentrazioni di attività industriali del comune sono presso la Località Aeroporto, presso Porto Salvo (adiacente Vibo Marina, grazie allo sfruttamento delle opportunità fornite dalla presenza del porto polifunzionale e dello scalo ferroviario), ed infine al confine con Maierato, mentre la zona commerciale è sita all'interno della città sulla collina, come anche la maggior concentrazione demografica.

[] Idrografia

Il fiume più importante del territorio comunale è il Mesima, che nasce alle pendici del monte Mazzucolo (942 m) e sfocia nel mar Mediterraneo a nord di San Ferdinando, località tra Nicotera (VV) e Rosarno (RC). Gli confluiscono a sinistra il fiume Marepotamo, il fiume Metramo e il fiume Vena ed a destra il fosso Cinnarello e il torrente Mammella. Nel territorio comunale scorre alle spalle del castello normanno-svevo, all'interno dell'omonima vallata. La città presenta inoltre numerose fiumare, tra cui spiccano il Sant'Anna ed il Trainiti.

[] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Vibo Valentia.

Il clima estivo in città non è mai veramente caldo, a stento supera i 30 gradi ma in compenso è umido ed afoso, situazione diversa sulla marina dove le temperature raggiungono anche i 35 gradi ma con un livello molto inferiore di umidità. Il clima è piacevole, mai troppo freddo e si concede spesso a giornate soleggiate che raggiungono anche i 20º. Le precipitazioni non sono molto frequenti, e in particolare le nevicate sono rare.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media dei mesi più freddi, gennaio e febbraio, si attesta a +12,2 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +26,3 °C.

Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 550 mm e si distribuiscono mediamente in 73 giorni, con un prolungato minimo estivo ed un moderato picco tra l'autunno e l'inverno[9].


VIBO VALENTIA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 14,2 14,4 15,8 17,9 22,4 26,1 28,8 29,6 26,8 23,0 18,8 15,6 14,7 18,7 28,2 22,9 21,1
T. min. mediaC) 10,1 9,9 10,7 12,3 16,1 19,8 22,3 23,0 20,5 17,3 14,0 11,5 10,5 13 21,7 17,3 15,6
Precipitazioni (mm) 64 68 54 47 23 15 15 22 37 61 68 86 218 124 52 166 560
Giorni di pioggia (= 1 mm) 10 9 8 7 3 2 2 3 4 7 8 10 29 18 7 19 73
Vento (direzione-m/s) SW
7,8
SW
8,2
SW
8,2
W
7,9
SW
6,6
SW
6,8
NW
7,7
NW
7,4
NW
6,8
SW
7,9
SW
8,7
SW
8,4
8,1 7,6 7,3 7,8 7,7

Classificazione climatica: zona D

[] Storia

[] Dalla preistoria all'epoca romana

Al Neolitico, risalgono tracce di un'intensa frequentazione[6][7] dell'attuale Vibo Valentia (strumenti del Neolitico sono venuti alla luce durante lo scavo della Necropoli Occidentale di Hipponion, Orsi segnalava altri rinvenimenti relativi a questo periodo vicino i resti del tempio dorico in località Belvedere Telegrafo e nel tratto delle mura greche in località Trappeto Vecchio, il Topa ricorda vari ritrovamenti del Neolitico a Vibo, infine in recenti scavi presso via Romei sono emerse significative tracce di questo periodo). Tracce di occupazione nell'Età del Bronzo e del Ferro sono state ritrovate durante lo scavo della Necropoli Occidentale, dell'area sacra in località Scrimbia e nell'area sacra in via Romei. Il nome di questo primo insediamento indigeno doveva essere Veip o Veipone. A partire dalla seconda metà del VII secolo a.C., fu colonia greca con il nome di Hipponion, fondata da Locri Epizefiri. Alla fine del VI secolo a.C., la città sconfisse in battaglia Crotone con l'aiuto di Locri e Medma: la notizia è riportata su uno scudo con incisa una dedica ritrovato ad Olimpia[10][11], è da sottolineare che Hipponion ricopre il primo posto sull'incisione di certo per la principalità avuta nello scontro. Inizialmente si era supposto che lo scudo fosse un trofeo della battaglia della Sagra, ma la differente collocazione cronologica di questo evento rispetto alla datazione dello scudo e il fatto che le fonti non riportino Hipponion e Medma nella battaglia della Sagra, mentre nella dedica Hipponion occupa il ruolo principale, ha fatto cadere tale teoria. Lo scudo infatti è della fine del VI secolo a.C.[11], sembra riferibile piuttosto a una battaglia non ricordata dalle fonti, inquadrabile probabilmente in un periodo di poco successivo allo scontro fra Sibari e Crotone, avvenuto nel 510 a.C. Nel 422 a.C. Tucidide riporta la notizia di uno scontro di Hipponiati e Medmei contro la propria madrepatria Locrii Epizephirii, inteso fino a poco tempo fa come una sorta di ribellione delle sub-colonie contro Locri, ma in realtà i ritrovamenti archeologici attestano che Hipponion dovette essere autonoma fin dall'inizio: i ricchi doni votivi dell'area sacra in località Scrimbia attestano infatti la presenza di una ricca classe aristocratica che aveva il controllo della città sin dall'età arcaica, ciò fa comprendere come l'organizzazione sociale di Locri fosse analoga a quella di Hipponion e quindi non subordinata a quella della città madre. Un altro segno dell'indipendenza di Hipponion è dato anche dallo scudo di Olimpia, dal quale si evince che fu Hipponion la città che guidò una guerra contro Crotone e dallo stesso Tucidide che definisce gli Hipponiati come "homoroi" (confinanti) dei Locresi. Probabilmente ci furono dei legami di tipo federale fra Locri, Hipponion e Medma secondo il quale in caso di guerra una polis poteva richiedere l'ausilio delle altre due, e forse per una richiesta troppo pesante da parte dei Locresi in questa lega, originò nel 422 a.C., lo scontro. Dell'esito del conflitto Tucidide non ci da notizie, ma che sia stato favorevole a Hipponiati e Medmei sembra certo dai successivi avvenimenti che videro schierarsi Locri insieme a Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa. All'inizio del IV secolo a.C., infatti, Dionisio si sposava con una donna locrese e Locri dara supporto al tiranno nelle sue spedizioni in Italia. Nel 393 a.C., il tiranno, una volta occupata Medma, deporta parte dei suoi abitanti a Messana e lascia il territorio della città ai Locresi. Ciò spinse Hipponion, Reggio, Kaulon, Kroton, Thurii, Velia e una serie di centri minori, ad allearsi in vista della minaccia siracusana, creando la cosiddetta Lega Italiota, tuttavia nel 388a.C. dopo la sconfitta degli Italioti a Kaulon nella battaglia dell'Elleporo (389a.C), Dionisio conquisterà Hipponion e deporterà parte degli abitanti a Siracusa, consegnandone il territorio ai Locresi. Nove anni dopo, nel 379 a.C., i Cartaginesi libereranno la città e la ripopoleranno con gli Hipponiati deportati da Dionisio e con altri esuli a causa della tirannia. Nel 356 a.C. la nascita del popolo Brettio cusò non gravi problemi a Hipponion, che forse, seppure per un breve periodo verrà occupata da questa popolazione Italica. Nel 340-331 a.C. interverrà contro i Brettii Alessandro il Molosso re dell'Epiro che inizialmente riuscirà a libera la greca Terina (città a Nord di Hipponion) passata da alcuni anni sotto il controllo brettio e conquistando le Brettie Pandosia e Cosenza, dando sollievo a per un certo periodo a Hipponion.

Mosaico di epoca romana nel parco archeologico in loc. S.Aloe

Ma nel 331 a.C. l'epirota morrà ucciso a tradimento vicino Pandosia. Inizierà alla fine del IV secolo a.C. la realizzazione di una nuova fase della cinta muraria, dotata di torri circolari che dovevano richiedere un enorme spesa pubblica e la presenza di manodopera specializzata. Nel 294 a.C. Agatocle, Tiranno di Siracusa conquista Hipponion secondo quanto tramandato da Diodoro "Agatocle pose l'assedio alla città degli Hipponiati ...[lacuna]... e mediante le macchine laciasassi ebbero la meglio sulla città e la conquistarono" (Diod XXI, fr. 8). Agatocle rese Hipponion uno dei suoi principali centri per il controllo dei possedimenti in Italia: da Strabone sappiamo che ne ingrandì il porto, le testimonianze archeologiche attestano il rafforzamento delle mura che renderanno la città una vera e propria grande roccaforte. Poco dopo la morte di Agatocle ci sarà lo scontro delle città della Magna Grecia con i Romani e l'intervento di Pirro. Dopo la fine della guerra, Hipponion, come gli altri centri italioti e Bruzi, passera sotto il controllo dei Romani e verrà insediato un presidio romano. Il controllo romano sarà assente durante la seconda guerra Punica, quando i Brettii passati dalla parte di Annibale se ne impossesseranno. Nel 192a.C., pochi anni dopo la fine della II Guerra Punica, i Romani dedurranno a Hipponion una colonia a diritto Latino (Liv., XXXV, 40, 5-6) chiamata Valentia, con diritto di zecca e varie autonomie. Il nome Valentia (attestato sulle monete della colonia e dall'epigrafe di Polla che ricorda la costruzione della via Popilia), in Latino significa forza, potenza militare, insieme al massiccio invio di coloni superiore a tutti gli altri centri del Bruzio: 4.000 soldati, di sicuro con donne e figli, fa comprendere come la capitale dell'Impero riconosceva al centro tirrenco grande importanza strategica ed economica. Successivamente, dall'89 a.C. quando divenne municipio, Vibo Valentia fu il nome utilizzato per indicare la città (Strabone, Plinio il vecchio, ecc.).

La città possedeva un ampio territorio: in epoca greca la sua chora (territorio in greco) era confinante con quella di Locri Epizephiri (Thucid. 5,5,1). Secondo gli studi più recenti il suo territorio doveva avere per confine a Nord il torrente Lametos (ora Amato), a Sud Nicotera e ad Est la catena montuosa delle Serre, ad ovest il mar Tirreno; in epoca romana il confine dell'ager Vibonensis (così come lo chiama Tito Livio) si era spinto a Sud poco più in giù del fiume Mesima (prendendo anche il posto di Medma, situata presso l'odierna Rosarno, che da fiorente colonia greca era ormai scomparsa in epoca Romana). Durante il periodo romano, la costruzione della Via Popilia interessò la città che divenne un'importante stazione. Di grande importanza per lo sviluppo della città fu anche il porto, i cui resti sono in parte interrati e in parte sott'acqua fra la località Trainiti e Bivona nel comune di Vibo Valentia. Parlando di Vibo, Strabone riferisce che essa possedeva un epineion, ossia un porto che sorge ad una certa distanza dalla città da cui dipende, che sarebbe stato rafforzato da Agatocle tiranno di Siracusa, dopo averlo conquistato nel 294 a.C. Durante l'epoca romana, il porto divenne il principale scalo di partenza, sul Tirreno, del legname della Silva Bruttia per la costruzione delle navi del potente esercito romano. Grazie alla sua importanza strategica e politica, Vibo ebbe l'onore di ospitare Giulio Cesare, Ottaviano e Cicerone, che la ricorda nelle sue lettere. Caio Giulio Cesare aveva utilizzato il porto della città, durante le guerre civili, per ospitare metà della sua flotta; lo stesso Cesare descrive un episodio bellico avvenuto nei pressi del porto della città. La flotta stanziata a Vibo riuscì a respingere un assalto dei Pompeiani, guidati da Cassio Longino, distruggendo la nave dello stesso generale nemico che dovette fuggire su una scialuppa per, poi, una volta raggiunto le altre navi allontanarsi definitivamente dalle acque Vibonesi.[12] Ottaviano come il suo padre adottivo utilizzò il porto della città come base navale. Infatti, nel 36 a.C., il futuro imperatore venne sconfitto e messo in fuga da Sesto Pompeo (figlio del più famoso Gneo) che si era impadronito della Sicilia, così con la flotta duramente colpita dalla sconfitta si rifugiò nella fiorente città tirrenica ove stabilì il suo quartier generale e visse per circa un anno. Appiano nell'opera sulle guerre civili descrive i vari spostamenti della flotta che aveva come base principale Vibo Valentia. Quando Pompeo venne sconfitto definitivamente, la città, che per l'importanza e la prosperità raggiunta era stata scelta come territorio da assegnare ai veterani come colonia), venne esonerata dal gravoso incarico insieme a Reggio per i meriti ottenuti in questo frangente,[13] mantenendo così illesa la sua fiorente economia. Almeno a partire dal v secolo (ma probabilmente già un secolo prima) diventa sede di una diocesi, il nome nel tardo impero cambia in quello di Vibona.

[] Dal medioevo al secolo XIX

Castello Normanno-Svevo di Vibo Valentia

Dopo la fine dell'impero romano, i bizantini provvidero a fortificarla, ma i saraceni, l'attaccarono e saccheggiarono più volte. Ruggero il Normanno, pose nell'XI sec. i suoi accampamenti a Vibo e in seguito trasferì la sede della diocesi, presente a Vibo fin dal V o IV secolo, nella sua Mileto. Sempre in questo periodo, Ruggero, smantello colonne e marmi degli antichi edifici classici di Vibo Valentia per utilizzarli a Mileto nella costruzione di altri edifici. Federico II di Svevia passando dalla città, rimasto impressionato per la bellezza e il potenziale strategico del luogo (Nicolai de Jamsilla, De rebus gestis Federici II imperatoris), diede l'incarico al "secreto" di Calabria, Matteo Marcofaba di ricostruirla e ripopolarla, e d'allora cambiò il nome in Monteleone di Calabria.

In questo periodo venne realizzata la prima fase del castello che per errore veniva attribuita al periodo Normanno. Sotto gli Angioini la città acquisi ancora più prestigio e prosperità, divenendo serie del vicario reale. Sempre nello stesso periodo venne ulteriormente rafforzato e ingrandito il castello e la cinta muraria medievale. In seguito fra il periodo Angioino e Aragonese, divenne Feudo dei Caracciolo e poi comune demaniale. Nel 1501, usurpando quelli che erano i diritti della città, venne affidata nuovamente come feudo ai Pignatelli. Per questo scoppiò una rivolta per il quale dovette intervenire il generale Lo Tufo del regno di Napoli. Quest'ultimo non riuscendo a domarla, chiamò per discutere i sette capi del popolo che vennero uccisi a tradimento. Qualche anno dopo, la monteleonese Diana Recco che aveva perso un fratello e il padre nella rivolta, uccise a pugnalate il generale Lo Tufo che stava partecipando alla cerimonia di matrimonio di una delle figlie. In ogni caso i Pignatelli pensarono allo sviluppo della città, creando filande, oleifici e favorendo molte attività artigianali.

Nell'Ottocento i francesi la elevarono a capoluogo della Calabria Ultra e da allora fino a pochi decenni addietro fiorirono tanti mestieri, il cui ricordo è nel nome di strade (Via Forgiari, via Chitarrari, via Argentaria, ecc.) e di istituzioni come il Real Collegio Vibonese (l'ancora esistente Convitto Filangieri e il teatro Comunale, demolito negli anni 60). Dopo il ritorno dei Borbone la città perse il ruolo di capoluogo e la sua importanza politica ed economica venne ridimensionata. Durante le guerre per l'Unità d'Italia, Garibaldi passò da Monteleone dove ottenne aiuti materiali e finanziamenti da parte degli abitanti.

[] Periodo fascista

Monumento a Luigi Razza

Sotto il Fascismo, per opera di Luigi Razza, giornalista, politico, deputato al Parlamento e Ministro dei Lavori Pubblici, si avviò un grande rilancio nel campo dei lavori pubblici, in cui spicca la costruzione del Palazzo del Municipio (finito di costruire nel 1935 e che, secondo il progetto iniziale, avrebbe dovuto accogliere, al termine, la Prefettura della costituenda provincia) in stile razionalista. Per iniziativa dello stesso Razza, nel 1927 un regio decreto ispirato dal governo fascista che diverrà effettivo il 13 gennaio 1928, ribattezzò la città da Monteleone di Calabria a, secondo la dizione latina, Vibo Valentia. La spinta edilizia pubblica nella città ebbe un deciso arresto quando il ministro Razza scomparve in un incidente aereo in Egitto nel 1935. La città ha voluto successivamente onorarne la memoria con una statua bronzea, a figura intera, scolpita da F. Longo nel 1938 e personalmente inaugurata da Benito Mussolini nel 1939 durante la sua visita alla città, la quale si erge in Piazza San Leoluca su un alto piedistallo, sormontato da una stele recante in cima l'effigie marmorea della Vittoria alata. Un'altra effigie gli è stata riservata nel Palazzo del Municipio, a lui intitolato. A Luigi Razza la città ha inoltre intitolato il proprio aeroporto militare, lo stadio, una piazza e una via del centro storico.

[] Età contemporanea

Avvenimento più importante degli ultimi anni, nel 1992, è stata la proclamazione dell'omonima provincia, che in precedenza era compresa nella provincia di Catanzaro.

Palazzo Luigi Razza, attuale sede del comune

Nel 1993, con la realizzazione di un monumento, la città ha inteso onorare la memoria di un suo abitante, Michele Morelli, patriota e martire del risorgimento.

Nel corso degli anni 90, Vibo Valentia dedica una Piazza e un busto bronzeo al poeta Vincenzo Ammirà.

Il 3 luglio 2006 viene duramente colpita da una alluvione, che provoca la morte di 4 cittadini ed ingenti danni economici all'industria, al turismo ed ai beni dei privati. I danni maggiori si registrano nelle località di Longobardi, Vibo Marina e Bivona, investite da una grande quantità di acqua, fango e detriti. Gli interventi di sistemazione sono stati affidati ad una commissione presieduta da Pasquale Versace, docente di Idrologia e Progettazione di Opere Idrauliche all'Università della Calabria.

Nomi nella storia

Nel corso della sua millenaria storia ,Vibo Valentia ha avuto differenti nomi, che corrispondono all'evoluzione della città nelle epoche storiche:

  • Veip o Veipone, insediamento pre-ellenico;
  • Hipponion (forma paronomastica utilizzata dalle fonti letterarie, il nome realmente utilizzato dagli abitanti era Veiponion poi Eiponion per la caduta del digamma iniziale), nome della colonia greca;
  • Vibo Valentia in periodo romano;
  • Monteleone dal periodo svevo al fascismo.

[] Simboli

stemma

[] Lo stemma

Scudo partito d'oro e di rosso e al terzo superiore spaccato di azzurro. Nel primo a tre monti di verde, sul medio (quello centrale) più alto un leone rampante lampassato di rosso, di cui una metà di azzurro nel campo d'oro, e l'altra dello stesso nel campo di azzurro. Nel secondo ha due corna di amaltea (cornucopie) d'oro colme di frutta dello stesso e un'asta d'argento sostenente sull'estremità una civetta nel campo di azzurro. Scudo timbrato da corona ducale, con la dicitura in basso S.P.Q.V.

[] Monumenti e luoghi d'interesse

[] Castello normanno-svevo

Castello normanno - svevo
Santa Maria Maggiore e San Leoluca

Il castello sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion che in parte si estendeva pure sulla collina vicina. Nonostante la prima fase di costruzione della struttura venga volgarmente attribuita all'età Normanna, in realtà, essa risale al periodo Svevo[14] quando Matteo Marcofaba governatore della Calabria venne incaricato da Federico II di ripopolare e favorire lo sviluppo della la città. il castello venne ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289 quando assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno. Fu rafforzato dagli Aragonesi nel XV secolo ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII s,perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare. Il secondo piano fu demolito di proposito, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783. Il castello presenta oggi delle torri cilindriche, una torre speronata ed una porta ad un'arcata di epoca angioina. È oggi sede del Museo archeologico statale.

[] Mura di Hipponion

In località "Trappeto Vecchio" a pochi passi dal cimitero, si trovano i resti di una parte del tracciato delle mura di Hipponion di circa 400 m. Queste erano lunghe in origine circa 7,5 km. Il tratto visitabile è stato messo in luce dall'archeologo Paolo Orsi fra il 1916 e il 1921. Sono state riconosciute 6 fasi costruttive di cui, a parte la prima del VI secolo a.C., tutte le altre sono costruite con blocchi ciclopici squadrati di arenaria e calcarenite. Delle ultime due fasi rimangono, almeno in pianta 8 torri circolari. Qualcuna di esse si è conservata oltre le fondamenta, in particolare una che raggiunge circa i 4 metri di altezza. Queste torri dovevano essere alte in origine circa 10 metri[6].

[] Castello di Bivona

Il castello di Bivona venne fatto edificare nella prima metà del '400 da Mariano d'Alagno fratello di Ugone e di Lucrezia, governatore di Monteleone, a difesa del porto. Il castello ha una pianta più o meno rettangolare con quattro torri circolari agli angoli. Venne abbandonato alla fine del '600 per la formazione di paludi nelle vicinanze. D'allora il castello è rimasto in totale stato di abbandono, da poco è iniziato il restauro che lo renderà nuovamente agibile.

[] Chiese rilevanti di Vibo Valentia

Altare del duomo
Maria Maddalena di A. Gagini, del trittico in marmo del duomo di Vibo Valentia
Estasi di Sant'Ignazio (olio su tela di Ludovico Mazzanti), nella chiesa di San Michele

[] Palazzi nobiliari

Sito in via Ruggero il Normanno, ai piedi del Castello, il palazzo, di 1500 m²., è stato costruito alla fine del XVII - inizi del XVIII secolo, su preesistenti costruzioni del 400 e 500 forse appartenenti ai Pignatelli e al governo di Monteleone.Presenta una facciata in muratura mista, a vista, su cui si apre il portale d'ingresso con arco a tutto sesto in granito, formato da conci diversamente lavorati. Al suo interno e` custodita una ricca collezione archeologica ed un'importante biblioteca.

Il palazzo fu fatto costruire da Antonino Cordopatri nel 1784, su alcuni ruderi di un'antica costruzione del 600 andata distrutta durante il terremoto del 1783. Ubicato nella via omonima, sorge nel cuore della Vibo vecchia ed è una fra le prime costruzioni sorte dopo il 1783, come è evidenziato dagli elementi decorativi neoclassici del prospetto principale.Lo stato di conservazione dell'edificio, soprattutto della parte centrale, è pessimo. Lesioni, parti mancanti, crepe, umidità stanno avendo il sopravvento sulle strutture murarie interne ed esterne.

Il palazzo, ubicato in via F. Cordopatri, venne costruito alla fine del 1400 da Giovanni Andrea Romei su progetto di L.B. Alberti.L'edificio ha la forma di un parallelogramma, posto su tre livelli. Di una bellezza particolare sono i suoi balconcini con ringhiera in ferro battuto a "pancia", realizzati con listelli volutiformi e applicazioni floreali. All'interno è visibile un affresco con stemma gentilizio e delicato pozzo.

Il palazzo sorge sulla parte più alta di via Gioacchino Murat, via che prese questo nome per la presenza del Murat in casa del Marchese, durante il suo breve regno.L'edificio di 1800 m²., ricorda vagamente alcune ville vesuviane del '700, come villa Campolieto e villa De Gregorio a Roma, per alcuni spunti della facciata, e per la concezione dell'atrio opposto all'entrata del parco. Elementi Vanvitelliani concorrono a darne un gusto chiaramente classico.Il palazzo da poco più di un decennio è sottoposto a vincolo di tutela unitamente al parco.

Alla fine del XVIII secolo, sull'area occupata precedentemente dalla Chiesa dei SS: Marco e Luca, sorgeva il primo palazzo Gagliardi, di dimensioni ridotte e che aveva pregevoli pitture del Paparo e del Pagano. Nel 1860 vi soggiornò Giuseppe Garibaldi, come è ricordato da una lapide sull'attuale facciata. L'edificio venne demolito nel XIX secolo per dar posto ad un altro più grande. Fu donato nel 1952/53 all'Associazione per il Mezzogiorno per utilizzarlo a scopi culturali e successivamente dall'Associazione passò al Comune della città. In passato ha ospitato il Museo archeologico.

Palazzo Marzano sorge al centro del quartiere Marzano, nei pressi della chiesa di S. Michele. È di proprietà della famiglia Marzano sin dal 1658.Il palazzo a forma di E, ha un certo valore artistico soprattutto per il bellissimo portale d'ingresso, formato da una serie di cornici allineate verticalmente.Nella struttura del palazzo non sono state effettuate modifiche sostanziali. Un piccolo intervento si ebbe nel 1700 quando, per motivi di eredità, venne realizzata una parete divisoria nella sala principale.

Il palazzo fu fatto costruire dai Marchesi Gagliardi, passando poi all'attuale famiglia in seguito al matrimonio di un rappresentante della stessa con Antonietta Gurgo vedova Gagliardi. A due piani, di 1700 m²., sorge su piazza Garibaldi, fra il palazzo Gagliardi e la Chiesa di S. Maria degli Angeli. Al piano terra due ampi portali con arco a tutto sesto immettono, attraverso un imponente androne, negli appartamenti padronali

[] Principali castelli e fortificazioni

[] Ambiente

[] Società

[] Evoluzione demografica

Dopo il boom degli anni 60, la città degli anni 70 subì una sostanziale stabilizzazione dell'evoluzione demografica. L'aumento dell'attività edilizia nel corso degli anni 80 consentì alla città di "recuperare" il trend demografico positivo che aveva caratterizzato i decenni precedenti. Nel 2001, tuttavia, la popolazione della città risulta in diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti.

Come quasi tutte le medie città calabresi in evoluzione durante gli anni 90 (vedi ad esempio Cosenza nei confronti di Rende), Vibo Valentia ha subito negli ultimi anni un progressivo spopolamento del centro a tutto vantaggio dei limitrofi comuni di Jonadi, Sant'Onofrio, Stefanaconi, San Gregorio d'Ippona, Maierato e Pizzo.

Vibo Valentia, con i suoi comuni satellite, costituisce una vasta area urbana di circa 75.000 abitanti.

Abitanti censiti

[] Etnie e minoranze straniere

I cittadini stranieri residenti a Vibo Valentia sono 1.126[15], così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 50 unità)::

Nazionalità Residenti
Bandiera della Romania Romania 223
Bandiera del Marocco Marocco 223
Bandiera dell'Ucraina Ucraina 169
Bandiera della Bulgaria Bulgaria 152
Bandiera della Cina Cina 89
Bandiera della Polonia Polonia 57

[] Lingue e dialetti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dialetti calabresi.

Il calabrese meridionale, come tutti i dialetti, si è evoluto negli anni. Nato dal greco dei coloni ellenici che fondarono varie colonie, fra le quali la stessa Hipponion, l'idioma ellenico fu parlato come in altre zone della regione anche nel periodo Romano, insieme al latino, e poi fino all'età bizantina.

[] Tradizioni e folclore

[] Persefone

La mitologia racconta che là, dove l'aspro sperone del monte Ipponio si protende sul mare di Lampetia, la giovane dea Persefone-Kore, figlia di Zeus, chiamato in italiano Giove versore, e di Demetra, fu rapita un giorno da Plutone che la costrinse a seguirlo nell'Averno su un carro trainato da cavalli furenti. Il padre Zeus dispose che trascorresse i mesi dell'inverno nell'Ade e i mesi estivi sulla terra. In quel luogo fu innalzato un tempio e le fanciulle dell'antica Veip, in primavera, vestite a festa, con la testa cinta di fiori, rendevano omaggio alla dea.

[] Diana Recco

Diana Recco fu una leggendaria eroina monteleonese (vibonese) del XVI secolo. In quel periodo Vibo Valentia era sotto il dominio della signoria del duca Pignatelli, il quale represse duramente una rivolta facendo giustiziare a morte sette cittadini ed esponendo le loro teste sui torrioni del suo castello. Diana Recco, sorella e figlia di due dei rivoltosi che furono uccisi, si fece vendetta dopo dieci anni dall'evento pugnalando il duca Pagnatelli.

[] Azzo duce di Calabria

Azzo duce di Calabria alla testa di mille Valentini rigettò in mare le orde Saracene che volevano distruggere la romana Valentia. Per celebrare la vittoria, per un arco di tempo di venti anni, Vibona Valentia tramutò il nome in "Millarmi".

[] Gruppo folk

La città si fa fregio di un gruppo folkloristico, il "Gruppo folk città di Vibo Valentia", il quale negli anni ha avuto modo di partecipare numerose volte all' Europeade, nelle capitali di mezza europa e ad altre manifestazioni nazionali e internazionali.[senza fonte]

[] Strutture sanitarie

[] Cultura

[] Marco Tullio Cicerone a Vibo Valentia

Marco Tullio Cicerone sostò a Vibo Valentia nel 71 a.C., nel 58 a.C. e nel 44 a.C. La fonte storica di queste soste è lo stesso Cicerone, che ne dà dettagliate notizie nelle Lettere e nelle Verrine.

Busto marmoreo di Cicerone

Nel 71 a.C. sostò a Vibo durante il suo viaggio verso la Sicilia, dove si recò accompagnato dal cugino Lucio Tullio per raccogliere prove e testimonianze relative al processo contro il pretore Verre. Si fermò alcuni giorni nella città, venendo a conoscenza di numerosi dettagli per l'accusa. La zona costiera di Vibo Valentia, infatti, soffrì gravi danni a causa delle incursioni piratesche ad opera di gruppi di Italici con cui Verre era connivente. A tal proposito, nel processo Cicerone disse:

(LA)
« Ipsis autem Velentinis ex tam illustri Nobilique Municipio tantis de rebus responsum nullum dedisti, cum esses cum tunica pulla et pallio »
(IT)
« Ai delegati, poi, di Vibo (ai Valentini) uomini di così illustre e nobile Municipio non desti alcuna risposta su un argomento di tanta importanza, avendo addosso una tunica oscura, dell'umile gente, e il pallio »
(Cic. Verr., V, 16)

La sosta del 58 a.C., presso la villa dell'amico Sicca, è documentata invece nella lettera ad Attico: Cicerone, nel marzo dello stesso anno lascia Roma su consiglio dello stesso Attico per sfuggire alla lex Clodia. Nella lettera, scritta nel viaggio tra Capua e Vibo si legge:

(LA)
« Utinam illum diem videam, quam tibi agam gratias, quod me vivere coegisti! Adhuc quidem valde me poenitet. Sed oro, ut ad me Vibonem stastim venias, quo ego multis de causis converti iter menum.Sed eo si veneris, de toto itinere ac fuga mea consilium capere potero. Si id non faceris mirabor, sed confido te esse facturum »
(IT)
« Voglia il cielo ch'io veda il giorno in cui mi sia dato di ringraziarti per avermi persuaso a vivere. Fino ad ora certamente non ho che da pentirmene amaramente, ma vorrei pregarti di venire subito a Vibona (Vibo), verso cui, per molte ragioni, ho dovuto mutar cammino. Se verrai, potrò prendere una decisione su tutto il viaggio e sul luogo dell'esilio. Se non farai così, rimarrò dolorosamente stupito. Ma confido che lo farai »
(Cic. Att., III, 3)

Alla morte di Cesare, Cicerone viene richiamato a Roma, ma deve di nuovo partire a causa della pericolosa situazione venutasi a creare nello scontro con Antonio. È così che nel 44 a.C. sosta nuovamente a Vibo da dove scrive ad Attico:

(LA)
« [..] perveni enim Vibonem ad Siccam [..] Ibi tamquam domi mea scilicet [..] »
(IT)
« [..] sono giunto a Vibona presso Sicca [..] qui mi pareva di essere a casa mia [..] »
(Cic. Att. XVI, 6)

[] Istruzione

[] Università statali

[] Istituti di alta formazione

[] Musei

Rarissima laminetta orfica

[] Teatri

[] Biblioteche

[] Archivi

[] Cinema

[] Gastronomia tipica

[] Media e telecomunicazioni

Quotidiani Periodici TV Radio
  • L'ora di Vibo
  • Il quotidiano Vibo e provincia
  • Gazzetta del sud Vibo e provincia
  • Calabria Ora Catanzaro Vibo Valentia Crotone
  • Il Vibonese
  • Monteleone
  • Vibo sport e tempo libero
  • Quaderni calabresi
  • Rete Kalabria
  • Calabria TV
  • Vibo ValentiaTV (WebTV)
  • Radio Onda Verde 98 & 99,2
  • Radio Lattemiele
  • Radio speranza
  • Radio 2000 stereo
  • Radio gabbiano verde
  • Radio serra 98

[] Eventi

[] I riti della Pasqua

Il mercoledì Santo viene celebrata l'Opera Sacra, cioè la passione vivente di Cristo. Il giovedì Santo, le chiese allestiscono i "Sepolcri" (altare della reposizione) che, dopo la Missa in Coena Domini, ricevono il pellegrinaggio di migliaia di persone. La tradizione, in particolare, vuole che se ne visitino in numero dispari. Il venerdì Santo, dalla chiesa del Rosario ha inizio la processione dei "Vari": si tratta di statue che raffigurano i vari momenti della Passione e della Morte di Cristo. Molto suggestiva è la Processione dell'Addolorata, il venerdì notte: i fedeli accompagnano per le strade cittadine la statua della Madonna, in un contesto di silenzio. La domenica di Pasqua, infine, ha luogo la cosiddetta Affruntata: tra due ali di folla la Madonna Addolorata e San Giovanni vanno alla ricerca del Cristo Risorto. Il momento più suggestivo è dato dall'incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto: nell'attimo dell'incontro, infatti, alla statua della Madonna viene strappato il velo nero, segno del lutto, per far spazio ad un vestito azzurro e bianco, simbolo della festa della Resurrezione. La tradizione vuole che, se il velo nero rimane al suo posto, grandi sciagure attendono la città. È per questo motivo che la comparsa del vestito azzurro e bianco viene salutata con un lungo applauso liberatore.

[] Personalità legate a Vibo Valentia

[] Del passato

[] Contemporanei

[] Curiosità

[] Geografia antropica

[] Quartieri

[] Vibo Marina

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vibo Marina.
Vibo Marina e il suo porto

Il quartiere periferico di Vibo Marina ha una popolazione di circa 3.000 abitanti. Il suo territorio è sede di una delle più significative aree industriali presenti nella provincia, così come importante risulta il suo porto, specializzato nella distribuzione dei petroli e del cemento, nel commercio di prodotti ittici e nel turismo (frequenti sono i collegamenti con le Isole Eolie durante il periodo estivo). Già nel periodo magnogreco esisteva un porto, in località Trainiti, rafforzato poi da Agatocle, tiranno di Siracusa, all'inizio del III secolo a.C. e infine dai romani. Tracce di questo insediamento sono tutt'oggi riscontrabili nel territorio, così come i resti di una villa romana. Vibo Marina in origine era chiamata Porto Santa Venere e una leggenda narra che il nome le fu dato da un pescatore del luogo che scoprì sulla spiaggia la statua di Santa Venere. Il suo nome venne poi modificato nell'attuale nel 1928. Il 3 luglio 2006 un'alluvione dovuta ad un eccezionale nubifragio provoca ingenti danni all'industria, al turismo ed ai privati. La maggior parte dei danni si registrano nel quartiere Pennello. Lo straripamento del torrente Sant'Anna e i torrenti formatisi in collina hanno sommerso il paese e le località adiacenti di fanghiglia superando in alcuni punti il metro. Il 14 dicembre 2007 è stata presentata presso il Consiglio Regionale della Calabria una proposta di legge per la costituzione del comune autonomo di Porto Santa Venere, che dovrebbe comprendere le frazioni di Vibo Marina, Bivona, Portosalvo, Longobardi e San Pietro, con una popolazione di circa 10.000 abitanti (progetto di legge n. 260/2007).

[] Frazioni

Longobardi (a km 4,4 da Vibo Valentia), Portosalvo, San Pietro di Bivona (a km 3,6 da Vibo Valentia), Vena Superiore (a km 4,53 da Vibo Valentia), Vena Media (a km 4,43 da Vibo Valentia), Vena Inferiore (a km 4,06 da Vibo Valentia).

[] Triparni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Triparni.
Il terremoto del 1905 a Triparni

Triparni è una frazione di Vibo Valentia di circa 720 abitanti, detti Triparnesi o Triparnoti. Il paese si trova sulla sommità di una collina, nel pendio che porta da Vibo Valentia fin sulla costa tirrenica. Nelle due vallate laterali al paese scorrono i fiumi Chirdò e Trainiti che sfociano nel golfo di Sant'Eufemia. Sull'origine del nome "Triparni" non si hanno fonti scritte, si conoscono solo due versioni raccontate e quindi tramandate da generazioni in generazioni. La prima afferma che in seguito al terremoto di fine secolo 1700, rimasero superstiti solo tre famiglie che si trovavano fuori sede. Da qui diedero il nome “tres parentes” dal latino: tre famiglie, che poi divenne Triparni. La seconda versione invece molto più semplice, associa il significato del nome Triparni a “tre palme” che si trovavano all'ingresso del paese. La nascita di questo piccolo centro abitato la si può far risalire al tempo dei Romani, in parallelo alla storia di Bivona. Le origini in quel periodo sono provate dai reperti archeologici rinvenuti in zona Porticelli, dove si suppone esistessero delle ville Romane. Si può ipotizzare perciò che proprio attorno a queste ville sorgesse già un piccolo centro abitato. In questa zona, su un altopiano ai piedi dell'attuale posizione, sorgeva il paese noto allora come Porticelli, che fu fino al 1600 casale di Bivona. Durante il Medioevo si può supporre che Porticelli fosse un centro attivo, infatti, le distese di terra, buone per la coltivazione, imponevano la presenza di un piccolo Feudatario ed in conseguenza di un borgo. I diversi terremoti che scossero la Calabria, colpirono duramente anche Triparni che in alcuni casi ebbe percentuali di vittime più alte rispetto ai paesi limitrofi. Il terremoto del 1783, che distrusse interamente l'abitato causando 28 vittime, costrinse gli abitanti a ricostruire il paese più a monte, dove tuttora è situato. Nel 1807 Triparni, Vena Inferiore e Vena media si costituirono in un unico comune, diventando autonomi da Monteleone. L'autonomia durò 22 anni, infatti, il 1º gennaio 1829, Triparni ritornò ad essere sotto la competenza di Monteleone. Insieme alle Vene, Portosalvo e Vibo Marina, Triparni è una frazione di Vibo Valentia.

[] Bivona

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bivona (Vibo Valentia).
Il mare di Vibo Valentia in zona Bivona

In antico vi era una grande insenatura che molto probabilmente fin dal neolitico venne utilizzata come luogo d'approdo. Quando venne fondata la polis Hipponiate i nuovi coloni ellenici crearono un vero e proprio porto che venne migliorato nel corso del tempo. Nel 294 a.C. Agatocle radunato un imponente esercito di 30.000 fanti e 3000 cavalieri pose sotto assedio Hipponion e la conquistò, rafforzò il suo porto e con il suo arsenale molto probabilmente fu in grado di costruire navi da guerra. In seguito il porto venne ulteriormente potenziato dai Romani e utilizzato da per scopi bellici oltre che mercantili scopo per cui era stato creato dai Greci. Presso Bivona è sito un castello Basso-Mediovale costruito a difesa dell'antico porto, attualmente in condizioni non ottimali e il museo della tonnara. L'economia di Bivona si basa quasi totalmente sul turismo con la presenza di lidi e villaggi vacanze.

[] Piscopio

La frazione di Piscopio dista 2,44 km da Vibo Valentia. Sorge a 374 m dal livello del mare e conta circa 3.000 abitanti.

La zona presumibilmente abitata sin dall'epoca pre-ellenica dalla popolazione autoctona (Pelasgi, Enotri e Siculi) sparsa in diversi nuclei pastorali, vanta una indubbia posizione sin dall'insediamento delle prime colonie greche: Piscopio, nota con l'antico toponimo di "Episkopeion", ha da sempre rappresentato un importante crocevia di collegamento, un luogo di transito, di scambi commerciali e doganali tra l'antica Hipponion e le varie colonie Locresi le cui genti, attraverso la vallata del Mesima vi giungevano, provenienti dal "poroi" (valico) nei pressi dell'attuale Vazzano ed in epoca successiva dalle popolazioni dell'altopiano delle Serre.

Il significato stesso del toponimo "Episkopeion" denota la sua caratteristica: "vista dall'alto... osservare; guardarsi intorno... vedetta"; presumibilmente per la particolarità del sito, che offriva un'ampia panoramica della vallata del Mesima e del limitrofo arco montano comprendente l'altopiano delle Serre, e dal quale probabilmente, si poteva anche ammirare un antico tempio ellenico, preesistente all'attuale castello normanno-svevo. I richiami ellenici vengono rafforzati dalla presenza nell'area di vari oggetti o ruderi appartenenti a tale cultura. Particolare il "mosaico" rinvenuto in località "Piscino" ad opera di alcuni agricoltori del luogo, probabilmente parte di una "domus romana", riportante una scritta beneaugurante "Pax in introi tu tuo".

In seguito la denominazione fu cambiata in "Episcopio" probabilmente da "Episcopium, cioè città vescovile o palazzo del vescovo" o da "Episcopus, cioè ispettore di mercati o luogo dell'amministrazione vescovile". Ma già nell'antica Grecia gli Ispettori erano chiamati Episcopi, toponimi quindi, che richiamano sin dall'inizio l'attività principale del villaggio. Ruolo conservato nei secoli successivi, infatti tra il XVI e il XVII secolo, Piscopio è stata anche sede di ben tre sinodi vescovili: nel 1617, nel 1659 e nel 1698 (quattro se consideriamo anche il sinodo del 1690 tenuto nella Chiesa di Santa Maria della Sanità, ovvero Santa Ruba), come si può ben evincere dagli archivi della vicina Diocesi di Mileto.

Nel Territorio, immerso in una vegetazione lussureggiante con uliveti e numerose varietà di alberi da frutto, sono presenti vari corsi d'acqua: i torrenti Patamò, Varelli e Lisarà, che richiamano il lessico greco (Potamos cioè fiume, Katarrallos... Katerre... Varelli cioè rapide, e Lisarà da Lisis cioè frana), intorno ai quali si sono originariamente insediati alcuni agglomerati indigeni. Relativamente a quest'ultima denominazione la leggenda vuole attribuire a Lisia una delle più famose sirene che col suo canto era al seguito del corteo di Persefone -per i Romani Proserpina-, l'origine del linguaggio particolarmente cadenzioso e melodico dei piscopisani). in seguito alle varie forme endemiche molto frequenti in quel periodo, la gente si spostò verso la parte alta della valle dando vita al quartiere che, dall'area della "Fontana Vecchia", si protende verso Vibo Valentia; fontana molto frequentata nel passato non solo per l'approvvigionamento dell'acqua con le tradizionali "gozze" ma anche dalle lavandaie, grazie alle numerose vasche presenti; fontana di recente ristrutturata ed abbellita con panchine e recinti a beneficio della popolazione. Successivamente, altro focolaio di sviluppo dell'abitato lo si ritrova nei pressi della "Fontana di Varej" dove prese forma il cosiddetto "Fundaco" cioè magazzino, dove anticamente venivano depositate le merci in attesa di trasporto e fungeva da posto di dogana per il pagamento del dazio.

Sin dall'epoca greca e per molti secoli la principale porta d'accesso per i viandanti provenienti dalle varie colonie (Locri, Squillace, Medma, ecc.) transitando attraverso la vallata del Mesima per accedere ad Hipponion, l'odierna Vibo Valentia, consisteva in una strada di terra battuta proveniente dal fondo valle, attraversava l'abitato di Piscopio e dall'antica Via Garciali si immetteva sulla c.d. "strada delle grotte" che portava alla chiesa bizantina di Santa Ruba e quindi a Vibo Valentia, passando nei pressi dell'antica fabbrica di mattoni conosciuta con il nome di "Ciaramidiu", oggi totalmente dismessa. Un percorso strategico quanto obbligato per i viaggiatori e mercanti fino alla meta dell'800, periodo intorno al quale divenne dominio dei vari briganti che si riparavano nei molteplici cunicoli e grotte preesistenti. Si pensa che lo stesso Cicerone per i suoi viaggi da Hipponion (ove ogni tanto dimorava) verso Squillace, ebbe a passare da Piscopio; così come San Bruno nei suoi viaggi per incontrare l'amico Ruggero il normanno; percorso obbligato riportato in varie cartografie del XVIII-XVIII secolo, fu usato anche da Ferdinando il Borbone nei suoi viaggi per le Ferriere Reali di Mongiana.

Il paese nel corso dei secoli fu più volte raso al suolo dai frequenti movimenti tellurici che ne decimarono la popolazione (terremoti del 5/11/1659 - 5/2/1783 - 8/9/1905 e 28/12/1908) e seppe affrontare una ricostruzione lenta ma costante. A seguito del disastroso terremoto del 1905, a Piscopio ci fu la visita del Re Vittorio Emanuele III che volle constatare di persona i danni prodotti dal violento sisma.

Con regio decreto del 29/10/1808 veniva riconosciuto Comune della Calabria Ulteriore e veniva istituito dal 1810 lo stato civile (incombenza prima affidata alla Parrocchia di San Michele Arcangelo) e dopo circa 129 anni di autonomia veniva soppresso ed aggregato a Vibo Valentia con regio decreto del 8/4/1937.

A Piscopio sono presenti due edifici di culto: la Chiesa di San Nicola edificata intorno al 1608 e poi distrutta dai terremoti del 1905 e del 1908, mai più recuperata e successivamente sconsacrata; e la Chiesa di San Michele Arcangelo, il Patrono di Piscopio, il cui edificio è stato più volte distrutto e poi ricostruito. Infatti, alla prima chiesa distrutta dal terremoto del 1783 che arrivava a coprire l'attuale piazzale gradinato ed era ornato da una serie di statue esterne, seguì un edificio più piccolo lesionato nel terremoto del 1905 e poi distrutto nel terremoto del 1908 (della quale esistono ancor'oggi delle foto), al quale seguì l'attuale Chiesa di S. Michele Arcangelo, costruita negli anni '20, nella quale confluirono alcune statue e beni della Chiesa di San Nicola ormai sconsacrata. Nelle vicinanze della "Fontana Vecchia" rimane traccia della Chiesetta della Madonna di Fadecuni, così detta per via di una vecchia statua lignea che la raffigurava. Nei pressi della "strada delle grotte" fu edificata, intorno all'anno mille, la Chiesa Bizantina dei frati Basiliani Santa Ruba, oggi restaurata e meta di pellegrinaggio.

Piscopio era conosciuto anche per i numerosi mulini ad acqua presenti nella zona sulle rive di ambedue i torrenti che ne delimitano il territorio, il Varelli ed il Patamò. Molto bello ed unico nel suo genere è il complesso sorto lungo il corso del Patamò, nei pressi della Fontana Vecchia, formato da un grande mulino ad acqua disposto su tre piani e da una grande macchina olearia sempre ad acqua, che funzionavano grazie ad un elaborato sistema di ruote verticali ed orizzontali e dove vi lavoravano e dormivano circa venti persone fino agli anni '50.

Un tempo Piscopio era ricco di usanze ormai diradatesi; dagli anni '60in poi ebbero vita diversi circoli, associazioni culturali e società sportive, che ebbero l'apice tra gli anni 1980-90. Nel corso degli ultimi quindici anni è nata dalla volontà popolare la "Sagra dell'Ortu" portata avanti per numerose edizioni, divenendo nota nell'intero hinterland vibonese e che ha accompagnato, nel periodo, l'altro grande evento da sempre organizzato a Piscopio e cioè la festa in onore del Patrono San Michele Arcangelo, particolarmente sentita con festeggiamenti che si protraevano per un'intera settimana. Attualmente, unico evento di rilievo è rappresentato dall'organizzazione annuale del "Presepe Vivente" giunto alla terza edizione.

Il Paese, oggi sede di Scuola materna, Elementare e Media, conserva ancora, fra gli altri, i Palazzi: "Citanna" oggi abbandonato; "Morelli" utilizzato anche come sede di un vecchio mulino elettrico, ancora funzionante alla fine degli anni '50; "Rodino" e "Lazzaro" tuttora abitati dalle famiglie La Bella e Lazzaro; "Capialbi" totalmente ristrutturato. Da ricordare il vecchio Municipio con l'annessa villetta sede del Monumento ai Caduti, anch'esso oggi totalmente ristrutturato e sede, nel corso degli anni, della scuola locale, poi della circoscrizione e dell'ufficio del delegato comunale di Vibo Valentia, nonché del circolo degli anziani. Nel 2009 è stato inaugurato, dopo un'attesa di vari decenni, l'agognato campo sportivo costruito secondo quanto previsto dalle più recenti normative.

[] Economia

Il mare di Vibo Valentia

L'economia del comune di Vibo Valentia si basa sulla produzione agricola, sull'artigianato, sull'industria, sul porto e sul turismo.

[] Industria

Il nucleo industriale è situato nella zona tra Vibo Marina, Porto Salvo e località Aeroporto, nella quale sorgono importanti piccole, medie e grandi imprese, ma non mancano aziende internazionali che progettano e realizzano impianti industriali e petrolchimici ed i relativi componenti meccanici. Nel comune di Maierato è presente lo stabilimento della Tonno Callipo, rinomata industria di tonno, la quale dà il nome all'omonima squadra di pallavolo della città.

[] Commercio

Uno degli elementi di maggior spicco dell'economia vibonese è senza dubbio il commercio che vede nel centro commerciale Vibo Center (il secondo della Calabria) e nei corsi Vittorio Emanuele III e Umberto gli apici.

[] Turismo e artigianato

Il turismo è indubbiamente la voce più importante dell'economia della Provincia di Vibo Valentia, grazie alla presenza di centri costieri quali Tropea, Pizzo e Capo Vaticano (Ricadi), dotati di importanti strutture alberghiere e villaggi vacanze atti ad accogliere flussi turistici di ogni tipo. Sulla costa tra Briatico e Capo Vaticano il mare è tra i più cristallini della Calabria e il paesaggio si presta a spettacoli naturali come i tramonti sullo sfondo delle Eolie (in particolare Stromboli). Il tutto correlato da percorsi enogastronomici e caratteristici della cucina locale a base prevalente di pesce, come i surici (Pesce pettine) che si gustano in particolare nel più noto ristorante di Pizzo, e un'ampia scelta di dessert a come i caratteristici gelati, semifreddi e tartufi. Scriveva il poeta Giuseppe Berto vissuto a Capo Vaticano:

« Appena la vidi seppi che quella terra, dalla quale si scorgevano magiche isole era la mia seconda terra, e qui sono venuto a vivere. Sto su un promontorio alto sul mare e un panorama stupendo »

Andando verso l'entroterra cambia il paesaggio e ci si addentra verso l'altopiano ed il Parco Naturale Regionale delle Serre che ospita fra le altre l'oasi del lago Angitola. Qui è particolarmente florido l'artigianato nella zona della Serre (Soriano e Sorianello) con la lavorazione del vimine e della ceramica. Presso Serra San Bruno vi è il museo della Certosa, la più antica esistente in Italia.

[] Infrastrutture e trasporti

[] Strade

[] Ferrovie

[] Porto

Il porto di Vibo Valentia

Il porto di Vibo Marina è un importante base commerciale e turistica per attività quali la commercializzazione di pesce, frumento e petrolio; dal porto partono durante il periodo estivo collegamenti per le Isole Eolie (ME). Numerosi cantieri per la manutenzione di piccole e medie imbarcazioni sorgono all'interno della struttura. Nella zona del porto è presente la sede degli uffici doganali (frazione di Vibo Marina).

[] Aeroporti

[] Amministrazione

Sindaco: Nicola D'Agostino (PDL) dal 12/04/2010

[] Gemellaggi

[] Sport

[] Principali impianti sportivi

Nome Sport Capienza
Stadio Luigi Razza Calcio 7.000
Stadio Piscopio Calcio 1.500
Stadio Vibo Marina Calcio 1.000
Campo sportivo P.G.S. Calcio 200
Palasport Parisi Volley - Varie 5.000
PalaValentia Volley - Varie 2.250
PalaPace Calcio/5 - Basket - Varie 1.200
PalaMarina Volley - Calcio/5 - Basket - Varie 700
Piscina comunale Nuoto - Pallanuoto 400
Bocciodromo Bocce 200
Tennis viale della pace Tennis 200
Sporting club Tennis 200

[] Pallavolo

[] Maschile

Tonno Callipo Vibo Valentia al Palavalentia

[] Femminile

[] Calcio

U.S. Vibonese 1928 al L.Razza

[] Calcio a 5

[] Basket

Nel 2008 è nata la Pallacanestro Vibo Valentia che disputa i campionati giovanili ed alla stagione 2008/2009 il campionato di Promozione

[] Ciclismo

[] Olimpionici

[] Motociclismo

[] Poker

[] Taekwondo

[] Galleria fotografica

[] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, pp. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 31/05/2011
  4. ^ (QUADRO TERRITORIALE REGIONALE a valenza PAESAGGISTICA, Calabria 2009) http://www.urbanistica.regione.calabria.it/qtr/allegati/documenti/dp/parte_seconda/qc1/QC1_Territori_regionali_sviluppo.pdf
  5. ^ Mappa satellitare. wikimapia.org. URL consultato il 10-6-2010.
  6. ^ a b c Maria Teresa Iannelli e Vincenzo Ammendolia (a cura di), I volti di Hipponion, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000.
  7. ^ a b Annali scuola Normale Superiore di Pisa, 1989
  8. ^ Fulvio Mazza (a cura di), Vibo Valentia: storia, cultura, economia, Rubbettino, 1995. ISBN 88-7284-419-3
  9. ^ Tabella climatica. URL consultato il 10-6-2010. [collegamento interrotto]
  10. ^ Kunze-Schleif,Olympiabericht III pag. 77-79, 1939
  11. ^ a b MADDOLI G., 1996, 'La dedica degli Ipponiati a Olimpia (SEG XI 1211)
  12. ^ De bello civili III, CI
  13. ^ App. Alex. de bell. civ. lib. IV
  14. ^ Martorano, F. (1995). Il castello di Vibo Valentia: una fondazione federiciana. Quaderni del dipartimento patrimonio architettonico e urbanistico (9): 155-174.
  15. ^ Dato Istat al 31/12/2010
  16. ^ scheda del film sull'IMDB. URL consultato il 12-07-2010.

[] Bibliografia

[] Voci correlate

[] Altri progetti

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